Se non fosse stato così ci sarebbe stato da gridare allo scandalo. Fino a pochi giorni fa, infatti, Il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta aveva deciso di smantellare per decreto il CAI, Club Alpino Italiano. Perchè? Perchè la sede nazionale ha meno di 50 dipendenti e, secondo Brunetta, tutti gli enti con meno di 50 dipendenti sono inutili. Pare che smantellando il CAI lo Stato risparmi annualmente niente meno che 1 milione di €, (alla faccia!) cifra che certamente non risolleverà il paese. Il lavoro che fanno le migliaia di volontari e soci da chi sarebbe stato rimpiazzato?Eliminando la sede centrale di Milano si sarebbero mandate allo sbando tutte le sezioni e sottosezioni nazionali, perché è qui che come ente pubblico il CAI amministra la burocrazia, dove vengono anche gestite tutte le polizze ssicurative.
Risultato: niente più sentieri, niente più rifugi, niente salvataggi e niente più turisti. Per fortuna, grazie anche il leggero disappunto manifestato dai membri, Brunetta ha cambiato idea e si è accorto della cretinata che stava per commettere. Il CAI sarà salvato con un decreto. E meno male! Il Club Alpino Italiano ha la bellezza di 145 anni di storia (è stato fondato nel 1863 da Quintino Sella) e si occupa della manutenzione dei sentieri e dei rifugi e, soprattutto, del soccorso montano e speleologico.
Vorrei, infine, far notare che, oltre al CAI, potrebbero scomparire molti altri enti importanti come parchi naturali ecc.. solo perché non hanno ALMENO 50 DIPENDENTI!!!!!!!




